
Alle pendici del cielo
Progetto fotografico di Pietro Nicola Bonetta
11-13/09/26
Palazzo Rosso, Cengio
Mostra a ingresso libero nelle giornate del Festival.
Alle pendici del cielo è un progetto fotografico di Pietro Nicola Bonetta dedicato alla ricerca e al racconto delle vite d’alta montagna.
Il lavoro nasce dall’incontro con un territorio nel quale il rapporto tra essere umano e ambiente sembra assumere proporzioni differenti. In un mondo in cui la presenza antropica tende progressivamente a occupare e trasformare ogni spazio disponibile, l’alta montagna rimane una dimensione in controtendenza: dura, inospitale e impossibile da dominare completamente. Qui l’essere umano è costretto a misurarsi con ciò che lo circonda e a trovare continuamente forme di convivenza con l’ambiente.
Il progetto prende forma attraverso l’incontro con alcuni abitanti dell’Alta Valtellina, in particolare allevatori e animali, osservati all’interno di un paesaggio che sembra continuamente ridefinire la loro presenza. Di fronte alla scala delle Alpi, uomini e animali diventano figure minute, quasi impercettibili. Presenze temporanee adagiate sulle spalle di montagne che sembrano appartenere a un tempo infinitamente più lungo di quello umano.
Oltre le loro cime, soltanto il cielo.
È proprio nel contrasto tra queste differenti dimensioni che si costruisce il racconto di Bonetta: la fragilità dell’essere umano e la monumentalità del paesaggio, il tempo quotidiano del lavoro e quello apparentemente immobile della montagna, la necessità di trasformare l’ambiente e l’impossibilità di controllarlo completamente.
La ricerca di una possibile autenticità nel rapporto tra uomo e natura non passa quindi attraverso una visione idealizzata della vita in montagna. La convivenza raccontata dalle fotografie è fatta anche di fatica, durezza e necessità. Il paesaggio non è soltanto contemplazione, ma spazio vissuto e luogo di lavoro.
Per intercettare questa relazione, Bonetta sceglie di utilizzare la pellicola ortocromatica Ferrania Orto 50. Il bianco e nero contribuisce a sottrarre il paesaggio alla sua rappresentazione più immediatamente spettacolare. Le montagne diventano cornice e, contemporaneamente, presenza dominante; al loro interno si inseriscono brevi incursioni nelle vite dei soggetti fotografati, colti soprattutto durante i momenti di lavoro.
L’autore non cerca di assumere lo sguardo di chi appartiene a quei luoghi. Mantiene piuttosto consapevolmente la propria posizione di ospite.
È uno sguardo che arriva, osserva e incontra, senza pretendere di possedere completamente ciò che vede. La fotografia diventa allora una forma di avvicinamento: il tentativo di comprendere, attraverso frammenti di vita quotidiana, una relazione con l’ambiente costruita nel tempo.
Alle pendici del cielo racconta così una condizione di equilibrio fragile.
Tra uomo e natura.
Tra permanenza e passaggio.
Tra il lavoro quotidiano di chi abita la montagna e l’immensità di un paesaggio che sembra ricordare continuamente all’essere umano la propria misura.
Piccole presenze sulla superficie delle Alpi, alle pendici di un cielo che segna il limite ultimo dello sguardo.
Pietro Nicola Bonetta
Pietro Nicola Bonetta (Brescia, 1998) è fotografo e aspirante fotogiornalista, laureato in Scienze Storiche.
Il suo incontro con la fotografia avviene all’età di quattordici anni, quando ritrova la Canon FT del nonno e inizia a sperimentare con il mezzo fotografico. È l’inizio di un percorso inizialmente istintivo e personale, che accompagna gli anni del liceo e che, dopo una fase di interruzione durante l’emergenza pandemica, trova una nuova consapevolezza nel periodo universitario. È proprio in questi anni che Bonetta riscopre il significato dell’immagine e comincia a interrogarsi sulle possibilità della fotografia come strumento di conoscenza e racconto.
Un momento decisivo arriva nel 2022, con la partecipazione a un workshop tenuto dal fotoreporter Ivo Saglietti presso la redazione di InsideOver. La selezione da parte di Saglietti per la realizzazione di un reportage condiviso modifica profondamente il suo rapporto con la fotografia e apre una nuova fase della sua ricerca. Da questa esperienza prende avvio anche la frequentazione della città di Taranto, progressivamente trasformata in un progetto fotografico di lungo periodo.
Nello stesso anno pubblica su InsideOver “Emergenza siccità”, reportage realizzato nella bassa padana durante la crisi idrica del 2022. Nel 2024 viene pubblicato un primo nucleo del lavoro dedicato a Taranto, “Taranto macerie”, ricerca sulle tracce e sulle permanenze del passato siderurgico della città. Accanto a questi lavori sviluppa progetti dedicati al rapporto tra essere umano e natura, alla senilità e alla vita delle persone prive di fissa dimora.
La sua ricerca si concentra prevalentemente su tematiche sociali, affrontate con una particolare attenzione alla dimensione storica, intesa come strumento necessario per comprendere le trasformazioni che attraversano l’essere umano e il mondo in cui vive.
The reportage fotografico diventa così il linguaggio privilegiato attraverso il quale indagare l’individuo nella sua dimensione storico-esistenziale e nella relazione con l’ambiente. Centrale nel suo lavoro è inoltre la ricerca dell’individualità e della dignità dei soggetti fotografati. Lo sguardo, spesso cercato direttamente nel ritratto, diventa uno spazio di relazione: un canale immediato tra chi osserva e chi viene osservato.
Fotografia e formazione storica convergono quindi in una ricerca che utilizza l’immagine non soltanto come testimonianza del presente, ma come strumento attraverso cui interrogare il tempo, le trasformazioni sociali e il rapporto dell’essere umano con i luoghi che abita.



