
Genova in bianco e nero
Progetto fotografico di Giorgio Formenti
11-13/09/26
Palazzo Rosso, Cengio
Mostra a ingresso libero nelle giornate del Festival.
Ci sono eventi nei quali la storia collettiva sembra manifestarsi attraverso i gesti più semplici: uno sguardo, un abbraccio, una mano, un canto, un incontro tra generazioni.
Per Giorgio Formenti, l’Adunata Nazionale degli Alpini di Genova è stata uno di questi momenti.
Un grande racconto corale nel quale migliaia di storie individuali si incontrano temporaneamente nello stesso luogo, trasformando le strade della città in uno spazio attraversato da memoria, appartenenza, fatica e orgoglio.
Nasce da questa esperienza “Genova in bianco e nero”, progetto fotografico realizzato da Formenti come Pionier Ferrania, utilizzando la pellicola Ferrania P33.
La scelta del materiale assume un significato particolare. Raccontare una manifestazione profondamente legata alla storia e alla memoria italiana attraverso una pellicola in bianco e nero italiana crea una relazione tra soggetto, materia fotografica e memoria.
Con una Canon EOS-1, ammiraglia analogica professionale degli anni Novanta, Formenti attraversa l’Adunata cercando soprattutto ciò che si manifesta dietro la dimensione pubblica dell’evento.
Non soltanto la parata. Non soltanto le divise. Ma soprattutto l’umanità.
I volti, le mani, le penne nere segnate dal tempo, i sorrisi, la stanchezza e gli incontri tra persone appartenenti a generazioni differenti diventano i frammenti attraverso i quali costruire un racconto più intimo dell’Adunata.
Il bianco e nero della Ferrania P33 permette a Formenti di allontanare queste immagini dalla dimensione della semplice documentazione dell’evento. La fotografia non vuole soltanto testimoniare ciò che è accaduto, ma tentare di sottrarre alcuni istanti alla cronaca per consegnarli alla memoria.
In questo passaggio risiede uno dei nuclei centrali del progetto. La cronaca appartiene al presente. La fotografia può trasformarla in memoria.
Dalla pellicola alla carta
Genova in bianco e nero nasce attraverso un processo volutamente e interamente analogico.
Ogni fotografia è stata scattata, sviluppata e stampata personalmente da Giorgio Formenti nella propria camera oscura. Pellicole, chimica e carte fotografiche sono state fornite da Punto Foto Group di Milano. Il processo diventa così parte integrante del progetto.
All’esposizione del negativo segue l’attesa dello sviluppo; all’immagine latente impressa sulla pellicola segue il momento in cui la fotografia prende progressivamente forma sulla carta.
In un presente dominato dall’immediatezza dell’immagine digitale, Formenti sceglie deliberatamente un altro tempo. Il tempo della pellicola. Il tempo dell’attesa, della materia e della camera oscura.
Non si tratta semplicemente di recuperare una tecnica del passato, ma di ritrovare una modalità più lenta e consapevole di costruire e osservare l’immagine.
Un viaggio della memoria
Il percorso delle fotografie aggiunge infine un ulteriore livello di significato al progetto.
Nate tra le strade di Genova, impressionate sulla Ferrania P33 e successivamente sviluppate e stampate in camera oscura, le immagini arrivano in Val Bormida, al Ferrania Film Festival.
È quasi un movimento circolare.La pellicola porta con sé il nome e la memoria di Ferrania, attraversa Genova per registrare un momento della memoria collettiva italiana e ritorna infine nel territorio dal quale quella stessa storia fotografica e industriale ha avuto origine.
Ma il viaggio non termina con l’esposizione.
Al termine del suo percorso, la mostra sarà infatti donata al Gruppo Alpini di Seregno, secondo quello spirito di condivisione e memoria che Formenti riconosce come parte integrante della cultura alpina.
Le fotografie ritornano così alle persone e alla comunità che hanno contribuito a generarle.
“Genova in bianco e nero” diventa quindi qualcosa di più del racconto fotografico di un’Adunata. È un percorso tra fotografia e memoria, esperienza individuale e storia collettiva, pellicola e carta. Un racconto nel quale il bianco e nero sottrae per un istante volti, gesti e incontri al trascorrere del tempo, affinché possano continuare a esistere nella memoria.
Giorgio Formenti
Giorgio Formenti (Seregno, 1965) è fotografo, insignito delle onorificenze EFIAP ed EFIAF.
Si avvicina alla fotografia giovanissimo, iniziando quasi per gioco con la Kodak Retina S1 del padre, caricata con pellicola per diapositive. Un corso di fotografia frequentato durante gli anni delle scuole medie segna un momento importante della sua formazione, dando origine a una passione destinata ad accompagnarlo nel tempo.
Dopo aver attraversato anche l’esperienza della fotografia digitale, Formenti sceglie di tornare con convinzione alla fotografia analogica, mantenendo parallelamente una costante apertura verso la sperimentazione. Da sempre legato al sistema Canon, conserva anche una collezione di apparecchi analogici dello storico marchio.
La sua ricerca privilegia la fotografia naturalistica e di paesaggio, ma la curiosità e l’interesse per le possibilità espressive del mezzo fotografico lo portano a confrontarsi con generi, soggetti e tecniche differenti.
Socio del Gruppo Fotografico San Paolo di Rho, partecipa a concorsi fotografici nazionali e internazionali. Nel 2023 la FIAP gli conferisce l’onorificenza AFIAP – Artiste FIAP, seguita nel 2025 da EFIAP – Excellence FIAP. Nel 2026 riceve inoltre dalla FIAF l’onorificenza EFIAF. Una sua fotografia, a seguito della vittoria di un concorso, è entrata a far parte del patrimonio fotografico UNESCO e, nel 2023, un’altra sua immagine è stata selezionata tra le venti candidate al riconoscimento “Foto dell’Anno FIAF”.
Con il progetto “Takeover” viene selezionato per la Mostra Nazionale FIAF di Ambiente Clima Futuro, esposta anche presso il Centro Italiano della Fotografia d’Autore di Bibbiena. Nel 2026 il progetto “Lo spirito della Montagna”, racconto visivo dedicato allo Storico Ribelle, viene selezionato per la Mostra Nazionale FIAF Agrosfera, proseguendo successivamente il proprio percorso come mostra personale e libro fotografico.
Nel lavoro di Formenti convivono così esperienza, sperimentazione e cultura della fotografia analogica. Il ritorno alla pellicola non rappresenta una rinuncia alla contemporaneità, ma la scelta consapevole di un processo nel quale il tempo, l’attesa e la materialità dell’immagine tornano ad assumere un ruolo centrale.
Dalla ripresa allo sviluppo, fino alla stampa in camera oscura, la fotografia diventa per Formenti un processo completo: un modo di osservare e interpretare il mondo nel quale tecnica, esperienza e memoria concorrono alla costruzione dell’immagine.



