Progetti andati in fumo. Itinerari fotografici fra torri, ciminiere e teleobiettivi

Progetto fotografico di Vito Lupo

11-13/09/26

Palazzo Rosso, Cengio

Mostra a ingresso libero nelle giornate del Festival.

Presentazione venerdì 11 settembre nel pomeriggio, durante la tavola rotonda Archivi e memoria.

A partire dal 1980 concentra parte significativa delle proprie ricerche sul territorio di Settimo Torinese, elaborando un vasto programma di conoscenza e valorizzazione del suo patrimonio archeologico-industriale. Da questa esperienza prende forma il progetto dell’Ecomuseo del Freidano, dedicato alla relazione secolare tra acqua, energia, attività produttive e trasformazioni del territorio.

Lupo lavora successivamente all’interno dell’Ecomuseo fino al 2023, affiancando all’attività istituzionale la ricerca, la fotografia, la progettazione culturale e la divulgazione. Nel corso degli anni collabora inoltre con istituzioni, professionisti e organismi impegnati nello studio e nella tutela del patrimonio industriale, partecipando a convegni, mostre e progetti di ricerca in Italia e all’estero.

Tra i nuclei più longevi della sua ricerca emerge quello dedicato alle ciminiere industriali, osservate contemporaneamente come manufatti tecnologici, elementi architettonici e segni verticali capaci di modificare profondamente la percezione del paesaggio. Già dagli anni Ottanta Lupo dedica studi e pubblicazioni alla loro evoluzione storica e costruttiva, sviluppando nel tempo un vasto lavoro di catalogazione fotografica.

La sua ricerca si colloca così all’intersezione tra fotografia, storia della tecnologia, territorio e memoria industriale. L’immagine fotografica non rappresenta soltanto la registrazione di ciò che esiste, ma diventa uno strumento per catalogare, confrontare e comprendere le trasformazioni del paesaggio.

In quasi mezzo secolo di attività, questa pratica ha assunto anche un crescente valore documentario: molti degli edifici, delle infrastrutture e delle ciminiere fotografati sono infatti stati trasformati o sono definitivamente scomparsi.

La fotografia diventa allora anche archivio della perdita: una forma di memoria capace di conservare le tracce materiali di una civiltà industriale e di restituire al presente ciò che il territorio non è più in grado di mostrare.