L’Associazione Ferrania Film APS nasce con l’obiettivo di valorizzare e promuovere la storia, la memoria e la cultura legate alla pellicola fotografica e cinematografica, profondamente radicate nel territorio di Ferrania e della Val Bormida. L’associazione riunisce fotografi, ricercatori, archivisti, appassionati di cinema e cultura analogica, ex dipendenti dello stabilimento e persone che condividono il desiderio di mantenere viva una delle più importanti esperienze industriali italiane legate all’immagine.
Il progetto si sviluppa in continuità con il percorso culturale avviato negli anni attraverso attività di ricerca, mostre, eventi, festival, archivi e iniziative dedicate alla fotografia e al cinema analogico. Ferrania e il suo territorio limitrofo, la Val Bormida, rappresenta infatti un luogo simbolico nella storia dell’industria fotografica e cinematografica italiana: qui, per oltre un secolo, sono state prodotte pellicole, materiali fotosensibili e strumenti che hanno accompagnato il cinema, la fotografia e l’immaginario visivo di intere generazioni.

Le nostre attività

L’associazione promuove il Ferrania Film Festival come spazio aperto di incontro, sperimentazione e confronto tra memoria industriale, produzione contemporanea e nuove pratiche culturali. Attraverso proiezioni, workshop, photowalk, mostre e attività sul territorio, il festival intende costruire una rete culturale partecipata, capace di mettere in dialogo artisti, professionisti, appassionati e comunità locali.
Particolare attenzione è dedicata alla fotografia analogica, al cinema in pellicola, ai formati 8 mm e 16 mm. L’associazione lavora inoltre per sostenere attività di ricerca, archiviazione, divulgazione e valorizzazione del patrimonio culturale e industriale legato a Ferrania, guardando al futuro senza perdere il legame con la storia del territorio.
Ferrania Film APS vuole essere un luogo di partecipazione attiva e condivisione, dove la cultura analogica non venga considerata soltanto memoria del passato, ma esperienza viva, contemporanea e capace di generare nuove forme di relazione, creatività e consapevolezza.
Ferrania Film Network

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Uno spazio inclusivo dove la passione è condivisa, discussa e trasformata in esperienza collettiva, dove tutte e tutti possono partecipare, contribuendo con idee, esperienze e curiosità.
Lidia Giusto
Lidia Giusto (1984), direttrice artistica del Ferrania Film Festival e presidente di Ferrania Film APS ETS, è fotografa, archivista, storica dell’arte e ricercatrice indipendente. La sua attività si sviluppa all’incrocio tra fotografia, storia dell’industria, archivi e valorizzazione del patrimonio culturale, con una particolare attenzione alla memoria dei luoghi, alla cultura materiale e alle relazioni che legano il patrimonio industriale alle comunità e ai territori.
Laureata in Conservazione dei Beni Culturali e in Storia dell’Arte e Valorizzazione del Patrimonio Artistico presso l’Università degli Studi di Genova, ha conseguito il diploma in Archivistica presso l’Archivio di Stato di Genova e ha successivamente approfondito lo studio e la gestione del patrimonio fotografico con il Master di I livello in Archivi Fotografici dell’Università degli Studi di Trieste. Ha inoltre conseguito il Master di II livello M.I.P.A. – Innovazione nella Pubblica Amministrazione presso l’Università di Genova. La sua formazione unisce competenze storico-artistiche, archivistiche e fotografiche a quelle maturate nel campo della progettazione culturale e della valorizzazione territoriale.
Il rapporto con Ferrania, tuttavia, precede la formazione accademica e affonda le proprie radici nell’infanzia. Prima di diventare oggetto di studio, Ferrania è infatti un luogo legato alla memoria familiare e alla scoperta della fotografia. È il padre, appassionato fotografo, a trasmetterle questa passione e a insegnarle fin da bambina a utilizzare la macchina fotografica. Ed è insieme a lui che Lidia frequenta lo spaccio aziendale di Ferrania per acquistare quei rullini che sarebbero entrati a far parte dei suoi primi ricordi legati alla fotografia. Anche il paesaggio industriale appartiene alla sua esperienza visiva molto prima di diventare oggetto di ricerca. Nata e cresciuta in un piccolo paese fortemente caratterizzato dalla presenza dell’industria, Lidia si forma osservando quotidianamente fabbriche, stabilimenti, ciminiere, infrastrutture e architetture produttive. Elementi che per lei non rappresentano inizialmente un patrimonio da studiare o un soggetto da fotografare, ma semplicemente il paesaggio nel quale vive, parte integrante dell’identità del territorio e della vita delle persone.

È proprio da questa dimensione personale che prende forma, negli anni, il suo interesse per l’archeologia industriale e per la memoria dei luoghi: «Nasco prima di tutto come fotografa e credo che, per comprendere davvero tutto quello che è venuto dopo – la ricerca, gli archivi, l’archeologia industriale, Ferrania e infine il Festival – sia necessario partire proprio dalla fotografia. Ho iniziato da bambina, utilizzando la macchina fotografica di mio padre, grande appassionato, che mi ha trasmesso questa passione e, soprattutto, un certo modo di osservare ciò che avevo intorno. Con lui andavo a Ferrania, allo spaccio aziendale, a comprare i rullini. Allora per me Ferrania era questo: un luogo legato a mio padre, alla macchina fotografica, alle pellicole che compravamo e all’attesa di vedere le immagini che avevamo scattato. Non potevo certamente immaginare che molti anni dopo quel nome sarebbe diventato così importante nella mia vita e nel mio percorso di ricerca.
Anche le fabbriche, in fondo, sono sempre state nei miei occhi. Sono nata e cresciuta in un piccolo paese fortemente industriale e il paesaggio della mia infanzia era fatto anche di stabilimenti, ciminiere, strutture produttive, ferro, cemento, tubazioni. Non erano elementi estranei al territorio e non avevano ancora, per me, quel significato storico e culturale che avrei attribuito loro successivamente: erano semplicemente parte del mio orizzonte quotidiano. La fabbrica faceva parte del paesaggio, ma anche della vita delle persone, delle famiglie e dell’identità di quei luoghi.
Crescendo ho cominciato a guardare quello stesso paesaggio in maniera diversa. Nei primi anni Duemila, ormai adolescente, il rapporto con Ferrania diventa più consapevole. Inizio a tornarci con la macchina fotografica, questa volta non soltanto seguendo una passione trasmessa da mio padre, ma cercando un mio sguardo e un mio linguaggio. Attraverso l’obiettivo comincio a interrogarmi sulle architetture industriali, sugli spazi, sulle tracce lasciate dal lavoro e soprattutto su ciò che rimane quando le persone non ci sono più. È da lì che nasce il mio interesse per l’archeologia industriale e per il rapporto tra presenza e assenza, memoria e abbandono.
Solo molto tempo dopo mi sono resa conto di quanto questi elementi fossero collegati tra loro. La macchina fotografica di mio padre, i rullini comprati allo spaccio Ferrania, il paesaggio industriale della mia infanzia e le fabbriche che avrei iniziato a fotografare da adolescente appartenevano, in realtà, alla stessa storia. La fotografia mi ha portata verso i luoghi; i luoghi mi hanno spinta a cercarne la storia; la storia mi ha condotta agli archivi e gli archivi alle persone, alle loro vite e alla memoria delle comunità. Ferrania è diventata così, progressivamente, non soltanto un soggetto fotografico, ma un campo di ricerca e un luogo attraverso il quale interrogare il rapporto tra fotografia, industria, memoria e territorio.»

Da quell’esperienza fotografica e poi dall’Università con una visita all’interno dello stabilimento, prende forma un percorso di studio sempre più articolato. La storia di Ferrania confluisce nelle tesi “Dalla polvere da sparo alla pellicola. Nascita e futuro di Ferrania”, “Kodak, Fujifilm, Agfa: storia dell’industria fotografica e valorizzazione del proprio heritage in ambito museale. Il caso Ferrania” e “L’archivio fotografico del Ferrania Film Museum”. La fotografia diventa così il punto di partenza di un’indagine che progressivamente si estende alla storia dell’industria fotosensibile, agli archivi e alle pratiche di conservazione e valorizzazione del patrimonio industriale.
Tra il 2016 e il 2017 collabora con FILM Ferrania, occupandosi del riordino della documentazione tecnica dello stabilimento e lavorando anche nel comparto produttivo. Partecipa alla produzione della Ferrania P30, entrando direttamente nei processi di fabbricazione e stesa dell’emulsione fotosensibile e affiancando così alla conoscenza storica e archivistica una conoscenza concreta della materia fotografica e dei suoi processi produttivi. È stata tra i promotori e i membri fondatori dell’associazione che ha gestito il Ferrania Film Museum, occupandosi in particolare della creazione e gestione della comunicazione, e prosegue la propria attività di ricerca sul patrimonio conservato, con particolare attenzione all’archivio fotografico e alla documentazione dello stabilimento. Il lavoro archivistico diventa parte integrante della sua ricerca: conservare una fotografia o un documento non significa soltanto preservare un oggetto, ma ricostruire le relazioni che esso mantiene con le persone, il lavoro, il territorio e la storia industriale di Ferrania.
Parallelamente, da oltre vent’anni porta avanti una propria ricerca artistica dedicata principalmente alla fotografia di archeologia industriale e urbana. Fabbriche dismesse, architetture abbandonate, spazi svuotati della loro funzione originaria e frammenti della presenza umana diventano gli elementi attraverso i quali riflettere sul tempo, sulla memoria e sulla relazione tra presenza e assenza. Il bianco e nero, il chiaroscuro, le geometrie, le linee e il contrasto tra pieni e vuoti costituiscono gli elementi ricorrenti del suo linguaggio visivo.
Nel progetto Ruins: rovine e macerie, sviluppato nell’arco di vent’anni, la fotografia dell’abbandono supera la dimensione puramente documentaria. La rovina viene osservata come traccia, testimonianza e luogo della memoria: ciò che rimane di un edificio diventa uno strumento per interrogare ciò che è stato e, allo stesso tempo, il rapporto che il presente costruisce con il proprio passato. Ha esposto in mostre personali e collettive in Italia e all’estero e partecipato a progetti e concorsi internazionali. La sua ricerca fotografica è stata inoltre presentata in contesti accademici dedicati all’archeologia industriale, al patrimonio e ai paesaggi della produzione.
Come ricercatrice ha approfondito la storia dell’industria fotografica e cinematografica, il patrimonio documentale di Ferrania, la fotografia industriale e la storia del cinema in Liguria, oltre a figure e temi della cultura fotografica italiana. Ha presentato i propri studi in convegni e incontri nazionali e internazionali, tra cui Roma Visiva, gli Stati Generali del Patrimonio Industriale, il symposium internazionale Pasolini 360 del Rochester Institute of Technology e Landscapes of Industrial Production dell’Università di Genova.
Alla ricerca affianca da anni attività di progettazione culturale e territoriale. È co-founder di TrattoPunto Industrial Tourism, network dedicato al turismo industriale, per il quale ha progettato itinerari che intrecciano storia produttiva, patrimonio, fotografia e cinema, con particolare attenzione alla Val Bormida e a Ferrania.
Dal 2026 è Presidente dell’associazione Ferrania Film APS ETS, Direttrice Artistica e organizzatrice del Ferrania Film Festival, manifestazione dedicata alla cultura fotografica, cinematografica e industriale. Il Ferrania Film Festival rappresenta così la naturale convergenza di un percorso che non nasce con gli studi universitari né con l’attività professionale, ma molto prima: nella macchina fotografica di un padre appassionato, nei rullini acquistati insieme allo spaccio di Ferrania e in un paesaggio industriale osservato quotidianamente fin dall’infanzia. A quelle prime esperienze si aggiunge, negli anni dell’adolescenza, la scelta consapevole di tornare nei luoghi della fabbrica con una macchina fotografica e iniziare a interrogarli.
Da allora, fotografare, studiare e conservare sono diventati modi diversi di compiere lo stesso gesto: trattenere le tracce, comprenderle e restituirle al presente. Dalla fotografia dei luoghi alla ricerca della loro storia, dalla storia agli archivi, dagli archivi alle persone e alle comunità, il Ferrania Film Festival raccoglie oggi questi percorsi e li trasforma in un progetto culturale rivolto al futuro, nel quale fotografia, cinema, patrimonio industriale e memoria tornano a incontrarsi proprio nel territorio da cui tutto ha avuto origine.
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