
Roma: il viaggio verso casa
Un progetto fotografico di Marino Da Costa e Gerardo Bonomo
11-13/09/26
Palazzo Rosso, Cengio
Roma: IL VIAGGIO VERSO CASA è un progetto fotografico di Marino Da Costa e Gerardo Bonomo che nasce dal desiderio di riportare la pellicola Ferrania nei luoghi che hanno contribuito a costruirne la storia e l’identità culturale.
Mostra a ingresso libero nelle giornate del Festival.
Roma: IL VIAGGIO VERSO CASA è un progetto fotografico di Marino Da Costa e Gerardo Bonomo che nasce dal desiderio di riportare la pellicola Ferrania nei luoghi che hanno contribuito a costruirne la storia e l’identità culturale.
È un viaggio di ritorno, prima ancora che un reportage.
La pellicola Ferrania nasce nello stabilimento di Ferrania, a Cairo Montenotte, nell’entroterra savonese, all’interno di una delle più importanti esperienze industriali italiane legate alla produzione di materiali fotosensibili. Da quella fabbrica, per decenni, sono usciti rullini e pellicole destinati alla fotografia e al cinema, attraversando confini geografici e culturali e contribuendo alla costruzione dell’immaginario visivo del Novecento.
Se Ferrania rappresenta il luogo della nascita materiale della pellicola, Roma ne rappresenta una delle grandi case adottive.
È nella Capitale, e in particolare nel rapporto con Cinecittà e con il cinema italiano, che quella materia sensibile incontra il racconto cinematografico, i teatri di posa, le scenografie, gli attori, le strade e la luce di Roma. La pellicola diventa così qualcosa di più di un semplice supporto tecnico: diventa uno degli strumenti attraverso i quali una parte dell’immaginario italiano viene fissata e consegnata alla memoria.
Da questa consapevolezza prende forma il viaggio di Marino Da Costa e Gerardo Bonomo.
I due fotografi riportano fisicamente i rullini Ferrania a Roma, nei teatri di posa di Cinecittà e nelle strade della Capitale, affidando nuovamente alla pellicola il compito di osservare e registrare quei luoghi.
Un gesto semplice, ma fortemente simbolico: la pellicola torna nei territori dell’immaginario che ha contribuito a costruire.
Tra la città reale e la città immaginata
L’indagine fotografica si concentra sulla romanità, sulla sua architettura, sui monumenti e sugli spazi urbani che nel corso del Novecento sono diventati contemporaneamente luoghi della vita quotidiana e scenari privilegiati della rappresentazione cinematografica.
Roma viene osservata nella sua continua oscillazione tra realtà e finzione.
Da una parte c’è Cinecittà: il luogo nel quale la realtà viene ricostruita, trasformata, illuminata e messa in scena. Una città dentro la città, capace di generare mondi, epoche e geografie differenti.
Dall’altra ci sono le strade della Capitale, dove la vita procede senza sceneggiatura. Monumenti, edifici, persone, gesti, ombre, incontri e situazioni impreviste compongono una scena urbana continuamente mutevole.
Tra queste due dimensioni si muove la ricerca di Da Costa e Bonomo.
Il reportage non cerca quindi di ricostruire nostalgicamente la Roma del grande cinema, né di riprodurne le immagini più celebri. Cerca piuttosto di mettere nuovamente la pellicola di fronte alla città, lasciando che sia il presente a impressionarne l’emulsione.
La Roma fotografata è quella di oggi, ma inevitabilmente porta con sé tutte le Rome che il cinema ha costruito, raccontato e consegnato alla memoria collettiva.
La pellicola come protagonista
In Roma: IL VIAGGIO VERSO CASA, la pellicola non è soltanto il mezzo utilizzato per realizzare le fotografie.
È parte integrante del progetto.
La scelta di lavorare con Ferrania introduce infatti una relazione precisa tra materia, luogo e memoria. Ogni fotogramma mette in comunicazione il luogo nel quale la pellicola è nata con quello nel quale viene nuovamente utilizzata.
Ferrania e Roma diventano così i due estremi dello stesso percorso.
Da un lato la fabbrica, la ricerca chimica, la produzione industriale e il sapere tecnico necessario a creare una superficie capace di reagire alla luce.
Dall’altro il cinema, la fotografia, la città e la trasformazione di quella stessa materia in immagine.
Il viaggio verso casa è dunque anche il viaggio della materia verso la propria memoria.
Due sguardi, una stessa pellicola
Il progetto nasce dall’incontro di due differenti esperienze fotografiche.
Marino Da Costa porta nel lavoro il linguaggio del reportage e della fotografia documentaria, l’attenzione per la strada, per il paesaggio umano e per ciò che accade nello spazio reale.
Gerardo Bonomo porta una profonda conoscenza della fotografia argentica, dei materiali sensibili, dell’esposizione, dello sviluppo e della stampa, insieme a una ricerca costruita nel tempo intorno alla materialità e alla consapevolezza del processo fotografico.
I loro sguardi si incontrano attraverso lo stesso materiale.
Non si tratta di uniformare due modi di fotografare, ma, al contrario, di lasciare che la medesima pellicola attraversi due sensibilità differenti.
Il risultato è un racconto a due voci nel quale il linguaggio documentario e la cultura della fotografia analogica dialogano continuamente.
Dalla luce alla materia
Il progetto non termina con lo scatto.
Le immagini vengono sviluppate e successivamente stampate a mano in camera oscura su carta baritata, completando un processo interamente analogico nel quale ogni passaggio conserva una componente fisica, manuale e irripetibile.
La luce attraversa l’obiettivo e impressiona la pellicola; il negativo viene sviluppato; l’immagine ritorna alla luce dell’ingranditore e prende infine corpo sulla carta.
In questo modo il processo stesso diventa parte del racconto.
In un presente caratterizzato dalla produzione e dalla circolazione immediata delle immagini digitali, Roma: IL VIAGGIO VERSO CASA sceglie deliberatamente un tempo differente: quello dell’attesa, della materia e della trasformazione.
La fotografia non appare immediatamente.
Deve essere attesa.
Deve essere sviluppata.
Deve essere stampata.
E soltanto allora può essere osservata.
Il viaggio verso casa
Alla fine del percorso, ogni fotografia conserva una doppia memoria.
Quella di Ferrania, dove la materia sensibile ha avuto origine, e quella di Roma, dove quella materia torna a incontrare il cinema, l’architettura, la strada e la vita.
Tra la finzione del set e la realtà della città, tra industria e cultura, tra memoria e presente, Marino Da Costa e Gerardo Bonomo costruiscono così un racconto nel quale la fotografia diventa essa stessa protagonista del viaggio.
Perché questo non è soltanto un reportage su Roma.
È il racconto di una pellicola che attraversa il tempo, ritorna nei luoghi del proprio immaginario e, dopo molti anni, ritrova la strada verso casa.
Marino Da Costa
Marino Da Costa (Lucca, 1985) è fotografo e fotoreporter. Si avvicina alla fotografia inizialmente da autodidatta, proseguendo successivamente la propria formazione attraverso corsi ed esperienze professionali. Dopo alcune collaborazioni con un’agenzia di fotografia sportiva e uno studio fotografico, concentra progressivamente la propria ricerca sul reportage e sui progetti personali, sviluppati prevalentemente in autonomia e seguendo tematiche legate ai propri interessi e alla propria esperienza dei luoghi.
Un passaggio importante nel suo percorso è rappresentato dalla Newsroom Academy di InsideOver, dove segue il corso di fotografia tenuto da Ivo Saglietti, tra i più importanti fotoreporter italiani e vincitore di tre World Press Photo. Nel 2022 il suo lavoro viene selezionato da Saglietti tra i portfolio vincitori della masterclass. Da questa esperienza nasce e si consolida la collaborazione con InsideOver, testata dedicata al reportage e all’approfondimento internazionale.

Tra i suoi lavori figura India sospesa. Signora libertà, signorina anarchia, progetto realizzato durante un viaggio in India e selezionato tra i reportage vincitori della Newsroom Academy. L’esperienza indiana rappresenta un momento significativo nella sua ricerca: il confronto con una realtà complessa e imprevedibile lo porta a sviluppare una fotografia più immediata e intuitiva, nella quale osservazione, composizione e racconto si costruiscono nell’incontro diretto con ciò che accade davanti all’obiettivo.
Nel 2023 realizza insieme a Manuelbruno Usai Mala Terra, reportage dedicato a Gela e alle conseguenze sociali e ambientali della lunga storia industriale legata al polo petrolchimico. Il progetto, finanziato e pubblicato da InsideOver, indaga attraverso fotografia e testo il complesso rapporto tra industrializzazione, territorio, ambiente e comunità locale.
Nel 2024 pubblica S(k)in. L’acido sull’anima, reportage realizzato a Mumbai sulle donne sopravvissute agli attacchi con l’acido. Il progetto affronta attraverso il bianco e nero le conseguenze della violenza, ma anche i percorsi di resistenza e ricostruzione delle donne incontrate durante il lavoro. Le fotografie sono state successivamente presentate in diverse sedi espositive, tra cui Palazzo Ducale a Lucca, Palazzo Bastogi a Firenze e, nel 2025, il Palazzo Comunale di Capannori.
Nel suo percorso figura inoltre una mostra personale nell’ambito degli Urban Photo Days 2020 e, nell’edizione 2021 della stessa iniziativa, il raggiungimento della selezione finale per il book award.
La ricerca di Marino Da Costa si muove così principalmente nell’ambito della fotografia documentaria e del reportage, privilegiando storie nelle quali il paesaggio umano, le trasformazioni sociali, il territorio e le esperienze individuali diventano strumenti per interrogare realtà più ampie. Il suo approccio mantiene una forte componente autoriale, cercando nella fotografia non soltanto la testimonianza di ciò che accade, ma una forma di relazione diretta con i luoghi e con le persone che li abitano.

Gerardo Bonomo
Gerardo Bonomo (1958) è giornalista, fotografo, docente e divulgatore, da decenni impegnato nello studio e nella diffusione della cultura fotografica, con una particolare attenzione alla fotografia analogica e al bianco e nero.
Il suo rapporto con la fotografia inizia nel 1970, quando comincia a fotografare e a confrontarsi direttamente con l’intero processo argentico, dalla ripresa allo sviluppo del negativo fino alla stampa in camera oscura. È proprio questa conoscenza completa del processo fotografico a diventare nel tempo uno degli elementi centrali della sua ricerca e della sua attività di divulgazione.
Nel corso di quasi cinquant’anni di attività ha approfondito tecniche, materiali e strumenti appartenenti a differenti stagioni della storia della fotografia, dedicandosi tanto al piccolo e medio formato quanto al grande formato e al banco ottico, oltre che ai processi di sviluppo e alla stampa tradizionale. La sua ricerca si concentra in particolare sulla materialità dell’immagine fotografica e sulla conoscenza del processo fisico-chimico che conduce dall’esposizione della pellicola alla stampa finale.
Accanto alla pratica fotografica, Bonomo ha sviluppato un’intensa attività di formazione e divulgazione. Attraverso corsi individuali e collettivi, workshop, articoli, incontri pubblici e contenuti audiovisivi accompagna fotografi professionisti, appassionati e nuove generazioni alla conoscenza della fotografia argentica. La sua didattica comprende l’utilizzo delle fotocamere, la scelta delle pellicole, l’esposizione, lo sviluppo del negativo e la stampa manuale con ingranditore, mantenendo una particolare attenzione alla trasmissione dell’intero processo fotografico analogico.
Parallelamente porta avanti un’importante attività di divulgazione attraverso il proprio sito e i suoi contenuti online, divenuti negli anni un punto di riferimento per una comunità interessata alla fotografia su pellicola, alla camera oscura, alle attrezzature storiche e alla sperimentazione con materiali e processi fotografici.
La sua attività si estende inoltre a incontri, festival e manifestazioni dedicate alla cultura fotografica, nei quali affronta la fotografia analogica non soltanto dal punto di vista tecnico, ma anche come patrimonio di conoscenze, pratiche e linguaggi da trasmettere alle nuove generazioni.
La ricerca di Gerardo Bonomo si colloca così nel punto d’incontro tra conoscenza tecnica, memoria fotografica e sperimentazione contemporanea. La fotografia analogica non viene interpretata come semplice recupero nostalgico di una tecnologia del passato, ma come un linguaggio ancora vivo, fondato sulla consapevolezza del processo, sulla conoscenza della materia e su una relazione più lenta e meditata con la costruzione dell’immagine.


