È stata inaugurata con una significativa partecipazione di pubblico RUINS – Rovine e Macerie, la mostra personale della fotografa, storica dell’arte e archivista Lidia Giusto, ospitata negli spazi del Forte Santa Tecla di Sanremo.

L’esposizione raccoglie una selezione di fotografie realizzate nell’arco di oltre vent’anni di ricerca dedicata all’archeologia industriale, sviluppata attraverso un lungo percorso che ha attraversato la Liguria, l’Italia e numerosi Paesi europei. Fabbriche dismesse, miniere, acciaierie, impianti chimici, infrastrutture e architetture produttive diventano il punto di partenza di una riflessione sul tempo, sulla memoria e sulle profonde trasformazioni che hanno interessato il paesaggio contemporaneo.

Numerosi appassionati di fotografia, studiosi, operatori culturali e cittadini hanno preso parte all’inaugurazione, visitando una mostra che, attraverso il linguaggio del bianco e nero, propone una lettura del patrimonio industriale lontana dalla semplice documentazione del degrado. Le immagini raccontano ciò che continua a vivere oltre l’abbandono: le tracce del lavoro, delle comunità e delle vicende economiche e sociali che hanno modellato i territori. Fabbriche e paesaggi si presentano come luoghi sospesi, ancora capaci di dialogare con il presente e di interrogare chi li osserva.

Nel corso dell’inaugurazione, Lidia Giusto ha ripercorso le tappe di una ricerca iniziata oltre vent’anni fa e ancora oggi in continua evoluzione, sottolineando come la fotografia rappresenti prima di tutto un gesto di responsabilità. «Fotografare significa costruire memoria, porre domande e contribuire a immaginare il futuro», ha spiegato l’autrice, ricordando come il patrimonio industriale non appartenga soltanto al passato, ma costituisca una risorsa culturale fondamentale per comprendere il presente e orientare le trasformazioni future. «Le rovine non sono luoghi che non esistono più: sono luoghi che continuano a farci domande. Sta a noi decidere se ascoltarle.»

Uno dei nuclei centrali della mostra è dedicato alla Val Bormida e a Ferrania, territori che da anni rappresentano il cuore della ricerca dell’autrice e che costituiscono uno dei luoghi simbolo dell’archeologia industriale italiana. Le immagini dialogano con fotografie realizzate in altri contesti europei, costruendo una geografia della memoria che supera i confini locali e restituisce una riflessione più ampia sul patrimonio industriale contemporaneo.

Il percorso espositivo è arricchito da un’installazione di proiezione analogica che restituisce alla diapositiva la sua dimensione originaria: quella della luce, della materia e del tempo. Al centro dello spazio, uno storico proiettore presenta ininterrottamente una selezione di diapositive realizzate dalla fotografa nel corso della sua ricerca. Il ritmo della proiezione, scandito dal caratteristico scatto del dispositivo, diventa parte integrante dell’opera, trasformando il proiettore stesso in elemento narrativo e dando vita a un archivio visivo in continuo movimento. La scelta del supporto analogico non rappresenta un esercizio nostalgico, ma una precisa scelta di linguaggio che invita il visitatore a rallentare lo sguardo e a vivere un diverso tempo della visione.

L’esperienza della mostra è ulteriormente arricchita da una sonorizzazione originale composta appositamente dal sound designer Luca Mori, concepita come parte integrante del progetto espositivo. Fotografia, luce e suono dialogano tra loro dando vita a un racconto immersivo dedicato alla memoria dei luoghi e del paesaggio industriale.

Ad accompagnare la serata inaugurale è stata inoltre la performance dal vivo di Stefano Bertoli, musicista e ricercatore sonoro attivo nell’ambito della sperimentazione elettronica, che ha realizzato un’improvvisazione site-specific concepita appositamente per l’occasione. La performance ha instaurato un dialogo in tempo reale con gli spazi del Forte e con le immagini di RUINS, offrendo al pubblico un’esperienza sonora in continua trasformazione, perfettamente in sintonia con i temi della memoria, del tempo e della stratificazione che caratterizzano l’intero progetto.

RUINS – Rovine e Macerie rappresenta uno dei principali filoni della ricerca artistica di Lidia Giusto, da anni impegnata nello studio, nella documentazione e nella valorizzazione del patrimonio industriale. La mostra costituisce inoltre un’importante anticipazione del percorso di progettazione culturale che l’autrice sta sviluppando attraverso il Ferrania Film Festival, il nuovo festival internazionale dedicato alla pellicola analogica, in programma in Val Bormida dall’11 al 13 settembre 2026.

La mostra RUINS – Rovine e Macerie sarà visitabile presso il Forte Santa Tecla di Sanremo fino al 30 agosto 2026, con apertura da giovedì a domenica dalle ore 17.30 alle 23.30. L’ultimo ingresso è consentito trenta minuti prima della chiusura.

— Lidia Giusto, storica dell’arte, fotografa, archivista, presidente dell’Associazione Ferrania Film e direttrice artistica del Ferrania Film Festival

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Lidia Giusto