In un panorama fotografico sempre più dominato dall’intelligenza artificiale, dall’automazione e dalla fotografia computazionale, l’analogico continua a riaffiorare in modi forse inattesi. Non soltanto attraverso il ritorno concreto alla pellicola, ma anche nell’immaginario e nell’estetica delle tecnologie fotografiche più recenti.
Un primo segnale arriva da The Photo Place / The Photo Lab, realtà presentata come un laboratorio fotografico “old-school”, specializzato nello sviluppo della pellicola, nella stampa fotografica, nella scansione e nei servizi di fotoritocco. È interessante perché rappresenta bene quella zona di incontro tra analogico e digitale che caratterizza oggi una parte importante della cultura fotografica: si continua a fotografare su pellicola, ma il negativo può poi essere digitalizzato, condiviso, archiviato o ulteriormente elaborato. L’analogico, quindi, non necessariamente si contrappone al digitale: sempre più spesso i due mondi convivono all’interno dello stesso processo fotografico.
Ancora più curioso è ciò che sta accadendo nel mondo degli smartphone. Presentando le nuove funzionalità fotografiche della gamma Google Pixel 11, ci si pone una domanda provocatoria: le fotografie realizzate con gli smartphone stanno forse diventando troppo pulite e troppo noiose?
La risposta di Google è rappresentata, tra le altre cose, dai nuovi Camera Looks. Attraverso l’intelligenza artificiale, il sistema permette di ottenere rese visive che richiamano gli stili della pellicola fotografica. Non si tratta semplicemente di applicare un filtro all’immagine dopo averla scattata: secondo quanto riportato, l’elaborazione interviene durante il processo di acquisizione dell’immagine.
Ed è proprio qui che emerge un piccolo paradosso contemporaneo: più la fotografia digitale diventa tecnicamente perfetta, più sembra sentire il bisogno di recuperare qualcosa dell’imperfezione e del carattere associati alla fotografia analogica.

La pellicola diventa così non soltanto un supporto che continua a essere utilizzato, ma anche un riferimento estetico. Colori, resa, atmosfera e quella particolare personalità che associamo ai diversi materiali fotosensibili vengono ricercati e reinterpretati persino attraverso sistemi basati sull’intelligenza artificiale.
Sul fondo rimane poi una questione ancora più ampia: quanto controllo vogliamo lasciare alla macchina nel processo creativo? Si affronta il tema parlando degli strumenti di fotoritocco di Luminar, sempre più basati sull’IA. Di fronte alle resistenze di una parte dei professionisti creativi, l’azienda sostiene che la tecnologia dovrebbe servire ad amplificare la creatività del fotografo senza sostituirne la visione.
È una discussione che riguarda direttamente anche chi ama la cultura analogica. Forse il ritorno alla pellicola non è soltanto nostalgia per una tecnologia del passato. Può essere letto anche come una ricerca di materialità, scelta, imprevedibilità e consapevolezza del processo in un momento storico nel quale una parte sempre maggiore della costruzione dell’immagine viene affidata automaticamente al software.
E c’è qualcosa di affascinante nel fatto che, proprio mentre l’intelligenza artificiale promette immagini sempre più perfette, una parte dell’innovazione fotografica torni a guardare alla pellicola per cercare ciò che alla perfezione digitale sembra mancare: carattere.
— Lidia Giusto, storica dell’arte, fotografa e archivista; presidente dell’Associazione Ferrania Film e direttrice artistica del Ferrania Film Festival
Fonte: Photo & Video Industry News Perspectives, newsletter dedicata alle novità dell’industria fotografica e video, con approfondimenti su Google, The Photo Place, Skylum e altre aziende del settore.