Uno degli errori più frequenti quando si valutano i progetti culturali nei territori interni è pretendere risultati immediati. Si misura il successo di un festival contando i biglietti venduti, le presenze registrate o l’indotto economico prodotto in pochi giorni, dimenticando che i processi di trasformazione territoriale seguono tempi completamente diversi.

L’inversione di rotta di un territorio non avviene nell’arco di una stagione, né tantomeno grazie a un singolo evento. Richiede anni, spesso decenni. È un processo lento, fatto di piccoli passi, di relazioni costruite nel tempo, di persone che tornano, di racconti che circolano, di immaginari che cambiano. Ogni iniziativa culturale rappresenta un tassello di questo percorso e contribuisce a costruire una nuova percezione del luogo.

È questa la filosofia che anima il Ferrania Film Festival, festival dedicato al cinema e alla fotografia che prende forma nel cuore della Val Bormida, intrecciando la memoria industriale della Ferrania con la produzione audiovisiva e fotografica contemporanea. Attraverso proiezioni cinematografiche, mostre fotografiche, incontri con autori, workshop ed esperienze sul territorio, il festival propone una narrazione che supera la semplice dimensione dell’evento culturale. Il suo obiettivo è fare della cultura uno strumento di conoscenza del territorio e di costruzione di nuove relazioni.

Portare persone in Val Bormida significa innanzitutto offrire loro l’occasione di scoprire un luogo che, nella maggior parte dei casi, non rientrava nemmeno tra le possibili destinazioni di viaggio. Non esiste la certezza che chi partecipa al festival torni immediatamente o produca un beneficio economico diretto. Ma quel primo incontro lascia una traccia. Chi arriva per assistere a una proiezione, visitare una mostra fotografica o conoscere la storia della Ferrania scopre anche i paesaggi della valle, i piccoli borghi, il patrimonio industriale, le persone che vi abitano e la qualità della vita di un territorio spesso raccontato soltanto attraverso le sue difficoltà.

È proprio qui che la cultura esercita il suo ruolo più importante: costruisce familiarità. Trasforma un luogo sconosciuto in un luogo conosciuto, accessibile, possibile. E questo è il primo passo di qualsiasi processo di rigenerazione.

Una riflessione analoga emerge anche dalle nuove forme di turismo esperienziale raccontate da Luisa Taliento nell’articolo Viaggiare per imparare. Sempre più viaggiatori scelgono di partire non soltanto per visitare una destinazione, ma per viverla attraverso un’esperienza: partecipano a spedizioni scientifiche come citizen scientist, frequentano atelier di artisti e artigiani, lavorano nelle fattorie biologiche, seguono trekking linguistici o fotografici. Il viaggio diventa un’occasione di apprendimento e di relazione con il territorio, molto più che un semplice consumo turistico.

Questa evoluzione apre prospettive particolarmente interessanti per le aree interne come la Val Bormida. Anche il Ferrania Film Festival si inserisce in questa logica: non propone soltanto spettacoli e mostre, ma offre un’esperienza immersiva in cui il cinema e la fotografia diventano strumenti per leggere il paesaggio, comprendere la storia industriale e incontrare le comunità locali. Il visitatore non è uno spettatore passivo, ma diventa parte di una narrazione che lega patrimonio, memoria e territorio.

Gli effetti di queste esperienze non sono immediatamente quantificabili. Tuttavia sono spesso quelli più duraturi. Una persona arrivata per il festival può decidere di tornare qualche mese dopo per trascorrere un fine settimana. Un’altra potrebbe scegliere la valle come luogo in cui lavorare da remoto per qualche settimana. Qualcun altro, nel tempo, potrebbe persino decidere di trasferirsi. Sono dinamiche che non possono essere programmate né misurate nel breve periodo, ma che rappresentano il vero capitale generato dalla cultura: la capacità di modificare l’immaginario collettivo di un luogo.

Un esempio concreto di questa strategia di lungo periodo è rappresentato dal lavoro svolto da TrattoPunto Industrial Tourism, network dedicato alla valorizzazione del patrimonio industriale. Fin dalla sua nascita, oltre dieci anni fa, il network ha iniziato a promuovere la Val Bormida e l’intera provincia industriale di Savona come destinazione di turismo culturale, costruendo itinerari, esperienze e pacchetti turistici dedicati all’archeologia industriale, agli archivi d’impresa, ai musei aziendali e ai paesaggi produttivi.

Quando questo percorso è iniziato, parlare di turismo industriale in Val Bormida appariva a molti un’idea insolita, quasi una provocazione. Proporre un evento dedicato alla storia della Ferrania o accompagnare visitatori alla scoperta di un patrimonio industriale veniva spesso accolto con scetticismo, perché prevaleva ancora l’idea che la fabbrica rappresentasse esclusivamente un passato da dimenticare.

Oggi il contesto è profondamente cambiato. Dopo anni di lavoro costante, di attività di divulgazione, di costruzione di reti e di sperimentazione culturale, organizzare un’iniziativa dedicata a Ferrania non è più percepito come qualcosa di eccentrico, ma come un’opportunità culturale interessante. Cresce l’attenzione verso la fotografia, il cinema, la memoria industriale e il patrimonio produttivo della valle; aumentano le collaborazioni tra istituzioni, associazioni e operatori turistici; il territorio inizia a essere riconosciuto per ciò che può offrire e non soltanto per ciò che ha perduto.

Questo dimostra come i processi di rigenerazione non siano il risultato di un singolo progetto, ma della continuità delle azioni nel tempo. Ogni festival, ogni visita guidata, ogni mostra, ogni laboratorio, ogni itinerario costruisce un tassello di una narrazione più ampia. Nessuna di queste iniziative, da sola, può invertire il destino di un territorio. Ma tutte insieme contribuiscono a renderlo visibile, riconoscibile e desiderabile.

Perché nessuno sceglie di vivere, investire o tornare in un luogo che non conosce. Far conoscere un territorio significa quindi creare le condizioni affinché, un giorno, qualcuno decida di ritornarci. E forse di fermarsi. È proprio in questa prospettiva che il lavoro culturale assume il suo significato più profondo: non produrre effetti immediati, ma costruire, con pazienza e continuità, le basi per il futuro.

— Lidia Giusto, storica dell’arte, fotografa, archivista, presidente dell’Associazione Ferrania Film e direttrice artistica del Ferrania Film Festival

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Lidia Giusto