Dallo studio di un’area di crisi industriale complessa alla costruzione di un progetto culturale e territoriale

Quando nasce un festival, ciò che si vede è soprattutto il risultato finale: il programma, gli ospiti, le proiezioni, gli incontri, la comunicazione. Dietro al Ferrania Film Festival, però, c’è un percorso molto più lungo, fatto di esperienze, studi, ricerca, analisi and conoscenza della Val Bormida. Il Festival non nasce semplicemente dall’idea di organizzare un evento dedicato al cinema e alla fotografia in un luogo storicamente legato alla produzione della pellicola, ma da una domanda precedente e molto più ampia: quale ruolo possono avere il patrimonio culturale, la memoria industriale e la cultura nella costruzione di nuove prospettive per un territorio che ha attraversato una profonda trasformazione economica, produttiva e sociale?

In realtà, l’esperienza di eventi di questo tipo sul territorio aveva già avuto due precedenti importanti. Nel 2018 e nel 2019 avevo fatto parte del team che aveva organizzato due festival con caratteristiche e tematiche affini, sempre in Val Bormida. Quelle esperienze sono state importanti perché hanno permesso di sperimentare concretamente il rapporto tra evento culturale, fotografia, cinema, patrimonio industriale e pubblico, mostrando quanto la storia di Ferrania fosse ancora capace di generare interesse e partecipazione. Si trattava però di progetti nati prevalentemente dalla volontà di costruire un’offerta culturale legata a quella straordinaria eredità, senza essere preceduti da quell’insieme sistematico di analisi territoriali, economiche, sociali e strategiche che sarebbe arrivato alcuni anni più tardi. L’esperienza, quindi, esisteva già; ciò che ancora mancava era una lettura strutturata del territorio capace di collocare un festival all’interno di una strategia più ampia di valorizzazione.

Nel frattempo, il lavoro sulla Val Bormida è proseguito e si è intrecciato con un background costruito nel corso degli anni attraverso gli studi nell’ambito dei beni culturali, del marketing and the promozione territoriale, del turismo industriale, della storia produttiva della valle and the valorizzazione del patrimonio materiale e immateriale. Ma è nei primi mesi del 2025, in occasione di un corso di formazione dedicato alla progettazione del territorio, che questo patrimonio di conoscenze ed esperienze viene riorganizzato attraverso un’analisi territoriale più strutturata. È in quel momento che caratteristiche, fragilità, risorse e potenzialità della Val Bormida vengono messe in relazione in maniera sistematica, considerando dati economici e sociali, storia industriale, patrimonio culturale, turismo, identità dei luoghi e possibili traiettorie di sviluppo. Ed è proprio dall’incontro tra questo nuovo metodo di analisi, il background costruito negli anni precedenti e l’esperienza concreta maturata anche nei festival del 2018 e del 2019 che comincia a prendere forma quello che sarebbe diventato il Ferrania Film Festival.

Uno degli elementi fondamentali di quelle analisi è stato lo studio della Val Bormida all’interno di un territorio riconosciuto istituzionalmente come Area di crisi industriale complessa. Non si tratta di una definizione generica né di una semplice percezione locale. Nel 2016 il Ministero dello Sviluppo Economico ha riconosciuto l’Area di crisi industriale complessa del Savonese, comprendente 21 comuni della provincia, con una presenza particolarmente significativa della Val Bormida e del Sistema Locale del Lavoro di Cairo Montenotte. Ne fanno parte Altare, Bardineto, Bormida, Cairo Montenotte, Calizzano, Carcare, Cengio, Cosseria, Dego, Giusvalla, Mallare, Millesimo, Murialdo, Osiglia, Pallare, Piana Crixia, Plodio e Roccavignale, insieme a Quiliano, Vado Ligure e Villanova d’Albenga. Il riconoscimento nasce dalla necessità di affrontare gli effetti della crisi and the trasformazione di un sistema territoriale storicamente caratterizzato da una forte vocazione industriale, intervenendo sulla riconversione produttiva, sull’occupazione, ricerca, sull’innovazione e sulla capacità di attrarre nuovi investimenti.

Anche i numeri aiutano a comprendere la dimensione di questa trasformazione. Il primo Accordo di Programma per il Progetto di Riconversione e Riqualificazione Industriale prevedeva 40,7 milioni di euro di risorse pubbliche e negli anni successivi gli interventi sono proseguiti e sono stati ulteriormente rafforzati. Regione Liguria, nel 2024, indicava in oltre 100 milioni di euro l’intervento pubblico complessivo sull’area, considerando le risorse governative e regionali già stanziate e i nuovi fondi della programmazione FESR 2021-2027. Numeri che raccontano qualcosa di importante: quando un territorio viene riconosciuto come area di crisi industriale complessa e vengono attivati strumenti straordinari per sostenerne la riconversione, significa che la trasformazione in atto non riguarda soltanto alcune aziende o singoli settori produttivi, ma coinvolge il sistema territoriale nel suo complesso, il lavoro, le comunità e le prospettive di sviluppo.

Ma studiare un territorio di crisi non significa fermarsi a ciò che è stato perduto. Una parte fondamentale del lavoro svolto nel 2025 è consistita proprio nel cambiare prospettiva e chiedersi che cosa è rimasto, quali risorse continuano a esistere e quali di queste possono assumere oggi un significato nuovo. La grande stagione industriale della Val Bormida non ha lasciato soltanto stabilimenti, aree produttive o problemi di riconversione. Ha lasciato architetture, infrastrutture, competenze tecniche, documenti, fotografie, archivi, cultura d’impresa, memoria del lavoro e soprattutto un’identità ancora profondamente riconoscibile. Ferrania rappresenta forse uno degli esempi più significativi di questa eredità, perché qui industria e cultura si incontrano in maniera quasi naturale: ciò che veniva prodotto nello stabilimento, la pellicola fotografica e cinematografica, sarebbe diventato a sua volta uno degli strumenti attraverso i quali il Novecento ha prodotto immagini, cinema e memoria.

È proprio da questa peculiarità che durante quel percorso di progettazione territoriale ha iniziato a emergere una possibile direzione: utilizzare uno degli elementi identitari più forti e autentici del territorio non soltanto per raccontarne il passato, ma per costruire nuove occasioni di attrattività nel presente. Se la Val Bormida sta affrontando una lunga transizione dopo la crisi e la trasformazione di una parte importante del proprio sistema industriale, allora il patrimonio lasciato da quella stessa industria può diventare una delle risorse attraverso cui immaginare nuove forme di sviluppo. Non l’unica, naturalmente. Cultura e turismo non possono e non devono sostituire industria, lavoro, infrastrutture, servizi e politiche economiche. Sarebbe semplicistico pensarlo. Possono però contribuire alla diversificazione del territorio, alla sua reputazione, alla costruzione di reti e alla definizione di un’identità contemporanea che non cancelli quella industriale, ma sappia interpretarla e trasformarla in valore.

È all’interno di questo ragionamento che acquistano significato anche gli studi sul turismo industriale, sulla valorizzazione del patrimonio produttivo e sulla possibilità di costruire connessioni tra musei, archivi, imprese, luoghi della produzione, paesaggio, cultura e comunità. Il patrimonio industriale, in questa prospettiva, non rappresenta soltanto qualcosa da conservare perché appartiene al passato, ma una risorsa attraverso cui produrre conoscenza, costruire esperienze, generare nuove relazioni e rafforzare la riconoscibilità di un territorio. E proprio Ferrania possiede una caratteristica difficilmente replicabile altrove: un’identità nella quale industria, fotografia e cinema appartengono alla stessa storia.

Il Ferrania Film Festival nasce da qui. Nasce dall’incontro di tre livelli che nel tempo sono arrivati a convergere: l’esperienza sul campo maturata anche attraverso i festival del 2018 e del 2019, un background pluriennale di studio e valorizzazione del patrimonio e, infine, l’analisi territoriale strutturata sviluppata nei primi mesi del 2025. È questa convergenza a segnare una differenza importante. Non si tratta più soltanto di costruire un evento culturale, ma di interrogarsi sul ruolo che quell’evento può avere all’interno di un territorio, sulle relazioni che può generare, sui pubblici che può attrarre, sulle connessioni che può attivare e sulla sua capacità di inserirsi in un processo più ampio e continuativo di valorizzazione.

Cinema, fotografia, pellicola, memoria industriale, archivi, incontri and masterclass non sono quindi elementi assemblati casualmente per costruire il programma di un festival. Sono linguaggi diversi attraverso i quali dare forma a un progetto che parte dal territorio e ritorna al territorio. Il Festival vuole essere uno degli strumenti attraverso cui rendere visibile questo percorso di ricerca e valorizzazione, un tassello di un progetto più ampio nel quale cultura, memoria industriale e turismo possono contribuire a riattivare luoghi, generare relazioni, attrarre persone, stimolare nuove progettualità e modificare progressivamente la percezione della Val Bormida.

Il passaggio che interessa, infatti, non è quello semplicistico da territorio industriale a territorio turistico. È qualcosa di più complesso: riguarda la capacità di un territorio che ha attraversato una profonda trasformazione industriale di riconoscere nella propria storia una delle risorse attraverso cui costruire il futuro. Ed è anche in questa prospettiva che le esperienze del 2018 e del 2019 assumono oggi un significato ulteriore. Ciò che allora era stato sperimentato soprattutto sul piano culturale e organizzativo può essere riletto, alla luce delle analisi successive, come un primo laboratorio. Quelle esperienze avevano mostrato una possibilità; gli studi successivi hanno permesso di comprenderne meglio il potenziale territoriale e di inserirlo all’interno di un progetto più consapevole.

Per questo, prima del Ferrania Film Festival, c’è stato un lavoro di analisi. Prima ancora dell’analisi c’erano anni di studio, esperienza e conoscenza del territorio. E prima dell’attuale progetto c’erano già esperienze concrete che avevano dimostrato quanto fotografia, cinema e memoria industriale potessero tornare a generare attenzione intorno a Ferrania. Il percorso formativo del 2025 ha rappresentato il momento nel quale tutti questi elementi hanno trovato un metodo progettuale e una possibile forma comune, permettendo il passaggio dalla ricerca alla progettazione e dalla progettazione alla realizzazione.

Perché il marketing territoriale non comincia dalla comunicazione e non consiste semplicemente nel trovare un’immagine efficace con cui promuovere un luogo. Comincia molto prima: dalla conoscenza, dalla ricerca, dalla lettura dei dati, dall’esperienza, dalla capacità di riconoscere le fragilità senza trasformarle in etichette e di individuare le potenzialità senza ridurle a slogan. Richiede tempo, metodo e soprattutto la consapevolezza che un progetto territoriale non può essere semplicemente calato su un luogo, ma deve nascere dalla comprensione delle sue caratteristiche e delle sue specificità.

Prima del Festival c’è il territorio. Prima della promozione c’è la conoscenza. Prima del racconto c’è la ricerca. Ma prima ancora di tutto questo c’è il tempo necessario per conoscere davvero un luogo.

Ed è forse proprio questo uno dei significati più importanti del Ferrania Film Festival: non portare semplicemente un festival in Val Bormida, ma far nascere un progetto culturale dalla Val Bormida, dalla sua storia industriale, dalle esperienze già maturate, dalle sue complessità, dalle sue fragilità e soprattutto dalle sue potenzialità. Non per cancellare ciò che questo territorio è stato, ma per partire proprio da ciò che è stato e provare a progettare, con metodo e consapevolezza, ciò che può diventare.

Le analisi territoriali che ho realizzato nei primi mesi del 2025, nell’ambito del corso di formazione dedicato alla progettazione del territorio, e che hanno contribuito alla successiva elaborazione del Ferrania Film Festival sono liberamente consultabili. Chiunque desideri approfondire il percorso di ricerca, conoscere i dati e le fonti utilizzate o comprendere più nel dettaglio il ragionamento progettuale sviluppato sulla Val Bormida può richiedermele: sarò felice di metterle a disposizione.

Credo, del resto, che la conoscenza prodotta su un territorio acquisti ancora più valore quando viene condivisa, discussa e messa nelle condizioni di generare altre riflessioni, confronti e progettualità. Perché studiare un territorio significa anche assumersi la responsabilità di restituire al territorio la conoscenza che da quello stesso territorio abbiamo ricevuto.

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Lidia Giusto